Freni (MEF): “Il riordino del gioco pubblico passa attraverso tre pilastri fondamentali. No a riduzione dei punti di gioco, sì ad una loro distribuzione omogenea sul territorio”

“I punti cardine del riordino sono tre. Ogni pilastro ha delle sue specificazioni. Contrasto all’illegalità, contrasto alla ludopatia, riorganizzazione dell’assetto territoriale del gioco: questi sono i tre pilastri del riordino dei giochi.

Sul contrasto ai disturbi da gioco d’azzardo, la soluzione che individuo nella Legge Delega è che uno Stato che si rifiuta di regolare non può combattere nulla. Ludopatia e gioco d’azzardo non si combattono mettendo la testa sotto la sabbia, ma con regole nuove, precise, puntuali, incentivando chi rispetta la legge e punendo seriamente chi non lo fa. Ma non è che per proteggere qualcuno elimino tutto il mondo del gioco.

Contrasto totale quindi al gioco d’azzardo e supporto ai disturbi da gioco, ma con lo strumento della regolazione, non con quello della sanzione. Solo regolando si risolvono questi problemi, non facendo finta che non esistono”. Queste le dichiarazioni del sottosegretario Federico Freni durante l’evento organizzato a Roma dalla Sapar.

“Sul riordino del comparto e dei punti di gioco c’è stato un grande scontro con la Ragioneria dello Stato. Per qualcuno il riordino significa riduzione, per me no, anzi nella Legge Delega l’abbiamo specificato. Riordino non è riduzione dei punti gioco, ma omogeneizzazione dei punti giochi, che non esistano più le enclave di gioco.

Il riordino ed il riassetto passa per regole regionali e comunali omogenee, quindi per un nuovo accordo in Conferenza Stato-Regioni e con una legge a monte che ne disciplini l’accordo. Lasciando la libertà alle regioni ed ai comuni di scegliere i luoghi sensibili, si creano delle enclave del gioco che non funzionano, perché l’offerta di gioco deve essere omogenea sul territorio.

Se voglio giocare, posso farlo anche sotto casa e non c’è niente di male anche perché la concentrazione dei punti di gioco penalizza i piccoli esercizi. E penalizzando i piccoli esercizi, si penalizza il tessuto strutturale della nostra economia. Nella riforma il distanziometro locale viene eliminato, ma poi lo studieremo nei decreti attuativi della Legge Delega, ridimensionandolo e facendolo uguale in tutta Italia.

Dobbiamo stabilire che ci sono dei luoghi sensibili dove il gioco ci deve essere in modo moderato, ma non dove non ci può essere. L’idea che non si possa giocare vicino ad una chiesa, è perché il gioco non è compatibile con chi va a messa? O che non ci possano essere punti vicino alle scuole, perché i minori non devono giocare? Sono sciocchezze. I minorenni non possono giocare e basta. Il gestore curerà che i minorenni non giochino. Se li farà giocare, sarà sanzionato. Nell’idea della Legge Delega il distanziometro viene completamente rideterminato su base nazionale”. sb/AGIMEG

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